Origine del nome
Sull'origine del nome
Novi (il suffisso
Ligure è stato aggiunto
nel 1862 con una unanimme approvazione del consiglio comunale onde evitare omonimi con
altri comuni d'Italia) si sono fatte numerose ipotesi, fra cui l'associazione col
numero nove, dai probabili nove castelli o villaggi che si sarebbero uniti nel fondarla.
Tuttavia tale ipotesi viene meno per la presenza di un decimo castello sul luogo dove
effettivamente sorse la città. E' possibile anche che il nome derivi dalla
corte nuova (
Curtis Nova) fondata nell'alto medioevo. La tesi più
probabile è tuttavia quella che fa derivare il nome da
noue, termine
attualmente ancora conservato nella lingua francese, che significa, pascolo paludoso,
acquitrino ossia quello che era appunto l'ambiente ricco di risorgive prima della bonifica
da parte dei monaci benedettini.
Le origini
Secondo la leggenda il fondatore sarebbe stato un certo Tolomeo Ancisa tra il IV e V sec.
d.C., unico superstite di Antylia, città mai esistita che può essere
riconducibile alla antica Libarna: quest'ultima era una città romana collocata
tra Serravalle e Arquata Scrivia, che aveva assunto sempre crescente importanza con la
costruzione della via Postumia tra Genova e Piacenza, ma che a seguito delle
irruzioni barbariche venne poi distrutta e abbandonata. Tolomeo e i suoi nove figli e tre
figlie sarebbero stati pertanto i primi abitanti di Novi. In seguito, dopo che una sentenza
del re longobardo Teodorico avesse posto pace fra i nipoti di Tolomeo, la città sarebbe
stata proclamata in repubblica e retta dai consoli.
Tale racconto è tuttavia da ritenersi privo di fondamenti. E' infatti assai probabile che
Novi fosse un'antica corte fondata dopo che i monaci benedettini vi giunsero allo scopo di
evangelizzare la zona.
La vicenda storica
Prime testimonianze dell'esistenza di Novi risalgono alla fine del
900 d.C. in alcuni documenti imperiali di donazioni. Il primo atto ufficiale della città
risale al 1135, quando dopo essersi eretta a libero comune, si allea con Genova e Pavia;
in seguito nel 1157 cambierà le alleanze e si avvicinerà a Tortona e Milano contro Pavia
stessa. Probabilmente conquistata da Tortona nel 1192, di certo si da spontaneamente
a quest'ultima nel 1213, tuttavia il dominio tortonese non fu continuo. Contesa per
tutto il XIII e XIV secolo fra Monferrato (1264), Milano (1347) e Genova (1359) si donò
a quest'ultima nel 1392 anche se solo dal 1447 divenne definitivamente parte della
repubblica della Superba di cui seguì le sorti.
Da allora ha inizio un fiorente periodo di sviluppo della città sia sul piano
economico e demografico sia su quello artistico. Novi aveva assunto infatti
il ruolo di avamposto della repubblica di Genova nella pianura Padana, diventando
capoluogo del distretto dell'Oltregiogo (il territorio compreso fra l'ovadese
e il tortonese costituito dalla media valle Scrivia, dalla val Lemme e dalla val Borbera).
E' a partire da quegli anni che ha inizio l'afflusso di numerose famiglie nobili genovesi
che qui costruirono i numerosi palazzi e le numerose ville nelle campagne circostanti.
Questo fatto ha determinato una notevole influenza da parte della cultura ligure sul
territorio novese, come ne testimonia la parlata locale che conserva abbondanti elementi
del dialetto genovese anche se se ne discosta per la cadenza.
Tale periodo di fioritura si mantenne pressoché ininterrotto considerando anche
che Novi fu risparmiata dalla peste del '600 (quella detta del Manzoni); ciò
portò, in segno di ringraziamento, alla riedificazione della chiesa della Colleggiata
di S. Maria Assunta.
Nel 1799 avvenne nei pressi di Novi una battglia tra l'esercito francese e l'esercito
austro-russo. Quest'ultimo risultò vincitore e saccheggiò la città risparmiando soltanto
le chiese di S. Andrea e S. Nicolò.
A seguito del Congresso di Vienna nel 1815, Novi, che aveva raggiunto una popolazione
di 9 mila abitanti, entra a far parte del Regno di Sardegna, conservando il ruolo di
capoluogo di provincia, ruolo che dopo l'unità d'Italia venne ridimensionato a quello di
capoluogo di circondario della provincia di Alessandria, come fu per numerose altre città
della penisola; quando nel 1927, il governo fascista decretò l'abolizione dei circondari,
essa divenne parte integrante della provincia di Alessandria.
Le attività industriali che fino alla fine dell'800 furono incentrate sulla lavorazione
della seta e della canapa trovarono notevole impulso con la costruzione della ferrovia
Torino-Genova nel 1854 e hanno contribuito all'aumento della popolazione, che dagli
11.354 abitanti del primo censimento del 1861 passò ai 13.783 del 1881 e raggiunse i
20 mila negli ultimi anni del secolo XIX. Col '900 sorsero altre industrie prima nel
settore dolciario ed elettrico e in seguito in quello metallurgico e meccanico,
facendo di Novi un notevole centro industriale.
E' degli anni della prima guerra mondiale la costruzione dell'aeroporto
attualmente ancora utilizzato a scopo turistico e dilettantistico. Durante la seconda
guerra mondiale furono numerose le incursione aeree che cambiarono l'aspetto urbano
nella zona di porta Pozzolo, nei pressi della stazione ferroviaria, e di porta della Valle.
La rapida ricostruzione avvenuta nel dopoguerra ha conferito un aspetto moderno alla città
che si è ulteriormente espansa nella fascia pianeggiante e ha ritrovato la sua vocazione
industriale, negli ultimi anni però in fase di riconversione verso i servizi, le attività
commerciali e turistico-culturali.