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Il territorio su cui potrebbe erigerisi la diocesi di Novi Ligure è geograficamente
ben definito; è delimitato a sud dallo spartiacque ligure-padano, ad ovest dai
torrenti Stura e Orba, a est dallo spartiacque Scrivia-Trebbia (ad eccezione di 3 comuni
della alta val Trebbia, peraltro di modesta consistenza demografica) e a nord dalla piana
alessandrina. Interessa l'intera valle Scrivia fino allo sbocco in pianura, le valli
Borbera e Lemme, la fascia collinare del Gavi e la pianura novese.
Con i suoi 1184 kmq costituirebbe una diocesi di medie dimensioni, al 115°
posto tra le 228 diocesi attualmente presenti in Italia, al 12° tra le attuali 17 diocesi
della regione ecclesiastica Piemonte e al secondo tra le attuali 7 diocesi della regione
ecclesiastica Liguria. Ragionando in termini di popolazione, con
103 mila abitanti è al 171° posto tra le 228 diocesi attualmente presenti in Italia,
12° tra le attuali 17 del Piemonte assieme a quella di Casale Monferrato e all'ultimo
tra le attuali diocesi della Liguria. Dal punto di vista morfologico, come si è già accennato, la regione si presenta assai eterogenea. Un'ampia zona montuosa interessa tutta la parte meridionale e in particolare sud-orientale, quella cioè delle alte valli Scrivia, Trebbia, Borbera e Lemme. Qui la densità abitativa è assai modesta e l'ambiente è caratterizzato da boschi e prati. Più a valle invece, e in particolare nella valle Scrivia favorita dalle vie di comunicazione, si ha la presenza di attività produttive di tipo artigianale e industriale. Nel suo complesso l'area montana rappresenta il 65% della superficie totale. Nella fascia compresa tra in torrenti Scrivia e Orba (25% del totale), si estende invece una zona collinare che ha come capoluogo Gavi. L'ambiente, dai contorni dolci, è intensamente coltivato a vite e ne è testimonianza l'abbondante produzione di vino bianco DOC esportato in tutto il mondo. Infine la parte più settentrionale (10% del totale) è occupata dall'ampia pianura novese, lembo estremo della Pianura Padana, in cui accanto all'agricoltura intensiva (grano e mais) sono le attività industriali e commerciali su vasta scala. E' questa la zona economicamente più avanzata e in cui si concentra la maggior parte della popolazione. L'intera zona è attualmente suddivisa in 2 regioni ecclesiastiche (Piemonte e Liguria), 3 provincie ecclesiastiche (Genova, Vercelli e Torino) e 4 diocesi, delle quali due comprendono la quasi totalità del territorio. Infatti più della metà è inglobato nella dicesi di Tortona, che con 621 kmq e 89 parrocchie racchiude il 52.4% della superficie complessiva, quella di Genova, 444 kmq e 39 parrocchie, costituisce il 37.5%. Delle restanti due diocesi di Acqui Terme e Alessandria fanno parte rispettivamente 78 kmq con 6 parrocchie (6.6% del territorio) e 41 kmq con 3 parrocchie (3.4% del territorio). A tale diversità di ambiente non corrisponde però una disomogeneità della popolazione, che per ragioni storico-culturali si trova al contrario accomunata dall'aver fatto parte nel passato del distretto dell'Oltregiogo ed per ragioni commerciali, di lavoro e studio è a tutt'oggi gravante sulla città di Novi Ligure, di gran lunga il centro più importante di tutta la regione. Dal punto di vista demografico infatti, concentra in sè circa il 30% della popolazione complessiva ed è 5 volte più popolosa dei 3 comuni maggiori (Arquata, Serravalle, Busalla). La Diocesi potrebbe venire suddivisa in 4 vicariati: 1 vicariato urbano comprendente Novi e i comuni più immediati e 3 vicariati foranei. La suddivisione sarebbe la seguente:
Le ragioni dell'erezione della diocesi di Novi Ligure Infine non si può trascurare il fatto che la città di Novi Ligure, centro urbano di interesse regionale, sia attualmente sottoposta amministrativamente a Tortona e pertanto sia la più grande città del Piemonte, ad eccezione di alcuni comuni stelliti dell'interland torinese, a non godere del diritto di sede vescovile, quando invece sono almeno 5 le Sedi con un'entità di popolazione inferiore (Susa, Saluzzo, Mondovì, Fossano, Acqui) e altrettante quelle paragonabile a Novi (Ivrea, Alba, Tortona, Pinerolo, Casale Monferrato). A queste vanno aggiunte Ventimiglia, Albenga e Chiavari relativamente alla regione Liguria. A conclusione si deve aggiungere poi, che l'istituzione della diocesi di Novi Ligure non andrebbe ad intaccare in maniera particolarmente radicale le precedenti diocesi di cui è attualmente parte né sotto il profilo demografico né sotto quello della superficie territoriale. Se infatti la sottrazione delle tre parrocchie e degli altrettanti comuni dalla diocesi di Alessandria costituisce un mutamento pressoché nullo per la Chiesa alessandrina e lo stesso dicasi per le 6 parrocchie e altrettanti comuni da sottrarre alla diocesi di Acqui, per quanto riguarda Genova, una riduzione di 21.000 abitanti rappresenta soltanto il 2.5% degli 830 mila complessivi. Soltanto per quanto riguarda Tortona, che più delle altre verrebbe interessata dalla erezione della nuova diocesi, si potrebbe notare una certa trasformazione. Analizzando però i dati relativi a quest'ultima diocesi, bisogna notare che, anche se il ridimensionamento di 75 mila abitanti e di 621 kmq costituiscono rispettivamente 26.8% e il 29.6% del totale, vale a dire quasi un terzo, alla Chiesa di Tortona resterebbero comunque oltre 200 mila abitanti e 1480 kmq, ossia una popolazione e una superficie del tutto rispettabili, che la farebbero restare fra le maggiori diocesi suffraganee d'Italia.
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